RINNOVAMENTO ED EVOLUZIONE DEI SISTEMI METROPOLITANI

Dichiarazione di programma

Il gruppo AltaVia si propone il Rinnovamento ed Evoluzione dei sistemi metropolitani così come dei centri urbani in generale attraverso una nuova concezione verticale nella realizzazione e nell’interconnessione di strutture e infrastrutture, inserite nel contesto territoriale senza modificare il tessuto esistente. La progettualità di tali indirizzi esecutivi è incentrata sull’integrazione polifunzionale dei moduli volumetrici, sull’utilizzo di elementi costruttivi specifici derivati dall’impiantistica offshore e dall’applicazione di nuove tecnologie dei Materiali, dei Trasporti e delle Telecomunicazioni.

La città-ponte, multirealtà urbana

L’emergere concreto e obbligato (più che mai mediato, oggi, dagli sviluppi ultimi tecnologico, neo-economico e iso-sociale) della possibilità verticale per un’urbanistica ri-equilibratrice delle esigenze esistenziali nelle metropoli giunte alla sterzata globale, viene a comporre in termini reali, al culmine delle congruenze dinamiche, quel poli-ambito cinematico annunciato da più correnti di pensiero. La città cinematica, infatti, si manifesta come giustapposizione di 3 differenti tendenze che vanno sviluppandosi nella società metro-urbana contemporanea, ossia:
•    l’ininterrotta mobilizzazione di persone, prodotti e denaro;
•    la mediazione tecnologica di qualsiasi forma di partecipazione, relazione e scambio;
•    l’iper-fruizione da immagini.
I suddetti sono processi profondamente connessi e interdipendenti al punto che voler richiamare l’attenzione, di volta in volta, sull’urbanistica dei flussi, sulla città informatica o sull’economia culturale-esistenziale del sistema sociale non deve lasciar trascurare la profonda relazione causale tra le specifiche fenomenologie.
E così come il dispositivo cinematografico (secondo l’accezione di Tripodi) è reso possibile dal funzionamento sincronico di più elementi strutturali quali l’immagine (sequenza di fotogrammi) l’elemento di trascinamento (il motore che ne determina l’intervallo di successione) e una lente di convezione (l’apparato che permette di proiettare e porre a fuoco) allo stesso modo lo spazio urbano contemporaneo viene determinato dall’indissolubile intrecciarsi di uno spazio di scorrimento, di uno spazio mediato/mediatore e di uno spazio di irradiazione, ossia del manifestarsi di una logica di distribuzione funzionale che, attraverso la sintesi tecnologica, rende possibile la massima esposizione dell’osservatore globale a flussi d’immagini, eventualità e scelte. Infine, rapporti.
Ciò che interessa indicare, soprattutto, è il tradursi del concetto di spazio pubblico in spazio di sovraemozione, ossia una coniugazione del medesimo che mira specificatamente all’induzione-deduzione (produzione-consumo) d’immagini-decisioni quali catalizzatori dell’economia urbana (e della sua concorsualità) in grado di rideterminare il campo della materia urbanistica secondo una proiezione organizzata strutturalmente in verticale, benché concatenata a più fuochi e territorialmente iterata.
E tutto questo al di là di convenienze, necessità e peculiarità ambientali.
In pratica, se l’urbanistica si è sviluppata, lungo la sua storia, come scienza dell’estensione sul territorio; se essa si è occupata finora di definire l’uso logico/logistico degli spazi orizzontali esprimendosi soprattutto nella zonazione, oggi è viceversa possibile riconoscere l’ineluttabilità di una consecutività armonica verticale il cui argomento-segnale coincide con lo sfruttamento dei luoghi dei punti della città nei quali la produttività è manifestata dalla capacità di attenzione, comunicazione e aggregazione connessa a sviluppi verticali successivi. Con questo rivelandosi, nella sostanza, una progettualità che intende applicarsi all’organizzazione ed alla pianificazione dello spazio-tempo cittadino/civico puntando al tessuto urbano come ad una funzionale articolazione di livelli fisici dotati di potenziale di astrazione. Entro un sistema di fabbrica di beni praticamente simbolici, l’attenzione del cittadino/ospite, produttore-consumatore di simboli, assume così il ruolo di parametro dell’economia urbana e delle sue contiguità.
AltaVia, in sintesi verticale, è tutto questo: movimentazione, proiezione, mediazione e risoluzione.

La struttura-infrastruttura

L’elemento architettonico standard portante si manifesta attraverso un modulo derivato dall’impiantistica off-shore, ora proiettato in un off-land contiguo, gli arti puntati e affondati: l’antica superficie orizzontale, infinita, marina, composita entro onde, densità e correnti, riappare ora trasformata in contesto urbano, similmente sottoposto e non avulso, a creare il rapporto verticale funzionale.Il neo-totem polimodulare, si staglia così senza rioccupare o impedire né cancellare; semplicemente scavalcando, sbocciando distante dal suolo (ora più che mai ridotto a convenzione topografica) coi lunghi steli ascensorili, dal profondo innesto radicale, intermodali e strutturali, protési a lanciare gli spazi multifunzionali in un crescendo di ambienti: relazione, distribuzione, comunicazione, compensazione (verde pensile), osservazione; movimentazione, contemplazione; infine possibilità di elevazione dal nuovo labirinto (con l’intesa del ritorno) o soluzione nel medesimo, a mediare così come a meditare.

Il vettore a fune

L’interconnessione strutture-infrastruttura viene ridotta al minimo: intrecci paralleli di linee e collettori puntiformi, presiedono alla circuitazione degli spazi di trasferimento senza soluzione di continuità, a dipanare le verticalità entro una rete stesa a sollevare oltre, a rilanciare verso ulteriori luoghi dei punti ad identico modo strettamente connessi ai flussi.Tensioni e correnti, allora, quali metafore del circuito economico e urbano; di seguito, come in un’applicazione oscillante, pulsazioni da induzioni e capacità scandite, di volta in volta, dai ritmi e dalle resistività poste a filtro.

Il vettore sopraelevato circuitale

La movimentazione a più livelli (metro leggero, pista ciclabile e aggregabilità da eventi) consente infine, anche nel taglio ridotto della struttura HMR, la verticalizzazione dei flussi non solo entro il contesto viario urbano ma anche nell’ambito della medesima infrastruttura.